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Un sindaco concreto ed innovatore
Tre domande sono state fatte a Renzo Berti sulla sua esperienza di sindaco e lui ha dato tre risposte molto chiare…
D: Perché ha accettato la prima candidatura a sindaco nel 2002?
R: Primo perché mi stato chiesto ed il fatto di essere ritenuto adatto a fare il sindaco è un fatto in sé molto gratificante, che presuppone fiducia. Dopo di ché ho riflettuto, ho avuto parecchi dubbi, ma alla fine ho accettato. Credo che oltre all’orgoglio di essere indicato per un ruolo così prestigioso abbia contato quel senso di responsabilità che appartiene alla storia della mia famiglia.
D: E questa seconda volta?
R: In questo caso il percorso è più logico ma non deve essere scontato. Deve invece discendere da un giudizio sul lavoro svolto che naturalmente non può essere il tuo. Fare il sindaco è massacrante, è un’esperienza totalizzante che ti costringe a molte rinunce, comprime i tuoi spazi, i tuoi interessi, la vita privara e familiare. Occorrono quindi forti motivazioni e non possono certo essere di tipo economico. Ci vuole il sostegno della gente e il desiderio di dare risposte, di far crescere la città e la tua comunità. Alla fine di un primo mandato c’è quindi la voglia di completare i percorsi iniziati, le cose che hai impostato, di veder concluse le cose che hai messo sul tavolo e che tra l’altro nel nostro caso sono molto importanti. Insomma tenere conto fino in fondo dell’impegno che hai preso con la gente. D’altra parte il sindaco è un punto di riferimento fondamentale per la gente, un fatto che carico di responsabilità ma che è anche un grande strumento di democrazia. Da qui l’importanza di dotare i Comuni di risorse e strumenti reali di autonomia.
D: Si potrebbe definire un sindaco che ascolta?
R: Si, un sindaco che ascolta ma che anche decide. L’ascolto infatti non può essere fine a se stesso, ma preliminare alla decisione. La buona politica, la buona amministrazione non può essere inconcludente.
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